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Sant’Elia, il patrono di Peschici

Sant’Elia, il patrono di Peschici 

Il culto arriva nel Gargano

Su come il culto di Sant’Elia sia giunto nella piccola città di Peschici è ancora difficile da spiegarlo con esattezza per differenti motivazioni. Dunque è  inutile cercare delle testimonianze solo sui documenti storici, invece risulta più utile confrontare gli stessi documenti con gli avvenimenti storici che hanno segnato il territorio peschi ciano. 

Peschici fu un comodo porto per lo scambio di merci e di risorse minerarie, questo fenomeno determinò lo spostamento di  uomini e mezzi lungo tutta la costa garganica. Non deve meravigliarci se ben presto Peschici divenne un luogo favorito da profughi orientali e dai monaci basiliani che approdavano per scappare dalla devastazione pianificata  dagli imperatori bizantini. Così giunsero innumerevoli icone religiose sconosciute sino ad allora nell’intero territorio garganico.

L’Arciprete Fabrizio Losito, nel suo libro più famoso Brevi cenni della vita di Sant’Elia Profeta protettore di Peschici del Grgano, dichiara: ‘sin dalla fondazione di Peschici, il profeta Elia ne è il Protettore’. Probabilmente l’Arciprete ha ragione in quanto le sue affermazioni fanno rifermento VIII secolo, durante in cui il culto di Sant’Elia non era ancora diffuso in Italia e nelle zone nelle quali sarà protagonista nei secoli successivi.

Altre testimonianze riconducono la diffusione del culto di Sant’Elia al tempo delle incursioni saracene.  In realtà sono numerose le leggende che confermano l’avvento del culto durante i secoli VII-VIII , alcune difficile da documentare altre invece riscontrabili facilmente se incrociamo le medesime con gli avvenimenti storici più influenti del Gargano.

Nei secoli il culto del Santo è stato sostituito da quello  per la Madonna delle Grazie, celebrato a settembre durante la conclusione dei raccolti e durava circa sei giorni. I documenti rivelano una elevata partecipazione tanto da mettere in secondo piano i festeggiamenti , e l’intera figura del futuro patrono di Peschici.  Inoltre in questi secoli dalla Puglia furono cacciati coloro che, molto probabilmente, animavano nelle chiese peschiciane il culto di Sant’Elia, i monaci basiliani. A peggiore la situazione fu la Chiesa di Roma che con forza volle sostituire gli antichi santi orientali con i propri martiri. 

Nel XVI secolo a Peschici fu invasa da una miriade di bruchi e cavallette,il fenomeno  gettò la popolazione e l’intera classe nobiliare nel panico, per gli ingenti danni che gli insetti avrebbero provocato. E fu in questa occasione che venne riscoperto il culto di Sant’Elia forse grazie alle sue virtù miracolose rivolte soprattutto in favore dei contadini. 

 

Così si pensò di portare la statua in processione per implorare la fine della calamità naturale. Difatti così avvenne. Ben presto il cielo tornò limpido e sereno, e sulla spiaggia si accumularono enormi quantità di insetti. La leggenda vuole che in molti videro sotto le ali dei parassiti due lettere la I e la D, che i saggi del tempo interpretarono come IRA DEI, l’ira di Dio che si era abbattuta sul popolo peschi ciano. 

Da allora il culto di Sant’Elia si diffuse notevolmente tanto da nominarlo Protettore, e dedicargli anche la Parrocchiale che assunse il nome di Chiesa di Sant’Elia Profeta. Da allora ogni anno si ripetono i festeggiamenti al patrono e con grande solennità e sacralità viene ricordato il miracolo compiuto. 

Elementi preparativi

Peculiarità dei festeggiamenti

Stabilire le caratteristiche dei festeggiamenti di Sant’Elia nel passato è una operazione ardua data l’approssimazione delle testimonianze. I festeggiamenti popolari erano carichi di significati liturgici e pagani, e grazie a questa commistione sappiamo per certo che la solennità liturgica della festa era indiscutibile. 

Dal punto di vista civile i giorno dedicati al Santo erano riconosciuti come giorni di gran festa, ne era riconosciuta l’importanza e si organizzavano apposite celebrazioni nella pizza del paese.  La popolazione peschiciana giovava di quei giorni per potersi esibire in danze collettive, balli e svaghi. 

Oggi la festa dedicata al Santo può essere interpretata come un insieme di atti religiosi che si susseguono in base alla liturgia e, di eventi civili che seguono la tradizione popolare. 

La novena

Le feste popolari sono sempre precedute da un periodo relativamente lungo di preparazione, che  può comportare atti di penitenza o intensi momenti di preghiera. L’utilità di questi periodi di preparazione si colloca nell’animo dei credenti, gli predispone ad affrontare nella maniera più giusta l’incontro col Santo.

La preparazione per una festa popolare si concretizza nella novena. E’ un periodo di nove giorni di preghiere che precede la festa al patrono di Peschici, alla quale partecipano tutti indistintamente, uomini, donne, anziani, chiunque insomma abbia tempo da dedicare al Santo. 

In molte feste patronali la fase preparatoria sembra ormai scomparsa o tende a scomparire, a Peschici in controtendenza si compie quasi un vero e proprio miracolo in quanto la novena è ancora molto sentita. In pratica vi partecipano numerosi e i peschiciani tutti sono legatissimi a questa tradizione. Difatti quando si approssima l’ora di recarsi in chiesa, nei  limiti della fattibilità si lascia qualsiasi impegno e ci si incammina verso la parrocchiale di Peschici perché non si può mancare a questo impegno spirituale/liturgico annuale tanto atteso. Iin molti partecipano a questo appuntamento col Santo ed ognuno sacrifica un po’ del suo tempo libero per parteciparvi. 

L’ evento di religiosità popolare collettivo a Peschici funziona brillantemente e questo perché la novena costituisce una parte preponderante della festa. Difatti rientra in quel ciclo di rituali a cui la cittadinanza è così legata da saltare persino la Santa messa per partecipare solo alla Novena. L’importanza della stessa è sottolineata dalla presenza delle autorità amministrative, un rapporto molto saldo che la chiesa e i consigli comunali nei secoli hanno sempre alimentato.

 Questa compartecipazione delle parti sottolinea l’aspetto antropologico:  per festeggiare il Santo Patrono occorre che anche il popolo sia presentato dalla sua massima espressione nel campo civile. 

Tale figura oggi è rappresentata dal Sindaco, una figura che negli anni si è sovrapposta a quella di Podestà – durante il fascismo- o a quella di Decurione. Questa figura amministrativa e di rappresentanza, insieme a aquella religiosa imprime all’evento un valore molto alto per la popolazione peschiciana intera. 

Da secoli le attività legate alla celebrazione del Santo si svlgono sempre nelle stessa mniera. Sembra che i secoli non abbiano minimamente influito sulla religiosità popolare locale. Qualche trafromazione c’è pur stata ma in ragione alle modifiche liturgiche apportate dalla Chiesa di Roma dopo il concilio Vaticano II. Però i cambiamenti sono stati così ininfluenti tanto da non essere avvertiti. 

L’11 luglio cominciano le novene dedicate al Santo. In questa funzione liturgica colma di segni e significati antichissimi, non posso mancare i canti tradizionali. Il canto polare ha un suo linguaggio ed è una particolare espressione di alcuni momenti collettivi. Gli esecutori operano su di un ritmo di base, che nel caso specifico investe la figura di Sant’Elia Profeta; anzi investe le sue virtù terrene.

 Il nesso tra le virtù personali del Santo e quelle legate alla vita terrena è naturale e spontaneo,data l’importanza che viene affidata alla figura del Santo che diviene una icona di riferimento per l’intera comunità.  

Ritualità popolare

L a festa è un evento straordinario che segna la quotidianità della comunità e ne sconvolge le normali attività. La festa è in sostanza la ripetizione di un rituale antico e ritmicamente tramandato. Ha la funzione di ricordare a tutti le propri radici comuni  per  commemorare profondi legami sociali ed umani.  Introduce chiunque partecipi in un tempo che li conduce fuori dal reale, perché li proietta in un atmosfera di gioia, di felicità che ne fanno una giornata ‘festività’. 

Con la festa si interrompono le attività quotidiane, quanto meno quelle che possono essere interrotte, in quanto  nel mondo contadino esistono momenti della giornata che dovranno comunque essere vissuti con continuità, come ad esempio la cura del bestiame. Si interrompono quelle faccende quotidiane che esulano dal giorno della festa,  perché come tali vengono sostituite da altre faccende legate in particolar modo  ai giorni della festività.  

La festa è una vera e propria interruzione della monotonia quotidiana, così ripetitiva e faticosa, per poi condurci ad un’esperienza che ci riveli aperture di vita inconsuete, che ci faccia attingere quel qualcosa che non è il solito giornaliero. E’ il Santo che domina in quei giorni, infatti tutte le attenzioni si riversano su di lui come ogni elemento del quotidiano. 

La chiesa e la piazza dominano incontrastati quell’appuntamento. La chiesa perché luogo sacro della festa, invece la pizza diviene il luogo profano  dove si svolgono i riti festivi civili, come fiere, mercati ed incontri. Questi due poli divengono vitali durante la festa in quanto l’evento si mostra nella sua massima espressione.

L’immagine sacra 

L’iconografia di Sant’Elia pur essendo fortemente orientaleggiante si divide in due filoni. Il primo, quello che in realtà ci interessa  raffigura i Santo secondo l’antica tradizione orientale, rimarcando principalmente i tratti bizantini. Tutto ciò è ben visibile sia nell’arte figurativa, come tele e affreschi, sia in quella statuaria. 

Prendendo in considerazione la statua lignea conservata nella parrocchiale di Peschici, potremmo definirla come una tra le più grandi raffigurazioni tra quelle esistenti. La statua ha una grandezza umana ed è di recente fattura in quanto la più antica, mensionata in occasione del miracolo del 1557, scomparve diversi anni fa senza lasciare alcuna traccia. Di certo sappiamo, attraverso alcuni elementi stilistici, che la nuova statua ripropone le sembianza di quella precedente.

L’immagine di Sant’Elia mostra un piccolo segno di dinamismo, ma per il resto è una ‘statua principalmente statica’, tipica delle rappresentazioni bizantine. Infatti prendendo in considerazione la testa e tutta la struttura facciale mostra segni evidenti dell’arte bizantina. L’elemento che senza dubbio segna l’epoca di produzione della statua di Sant’Elia, oltre alle gote scarne, è proprio la barba a forma triangolare.

Il Santo regge con la mano destra un bastone la cui parte superiore simboleggia il fulmine, di cui è patrono, mentre al lato opposto, nella parte inferiore è presente una fiammella sulla quale le simbologie non sono ancora chiare. Potrebbe essere la conseguenza di un fulmine, o potrebbe rappresentare la fiamma che rivela la presenza divina, o il fuoco ardente che animava il santo quando combatteva contro i pagani ed i sacerdoti del Dio Baal. 

Altro oggetto presente è lo scettro un elemento antico nella simbologia religiosa. E’ caratterizzato da una forma simmetrica che richiama due fiamme, probabilmente ha valore di fulmine ed indica potenza e indistruttibilità. 

Altri elementi presenti nella statua del Santo sono il libro, retto dalla mano sinistra, che evidentemente simboleggia la sapienza e il famosissimo corvo che nel becco regge un oggetto dai tratti arrotondati (una focaccia). Il volatile per la religione cattolica è il simbolo della provvidenza proprio come lo è anche la focaccia. 

Le luminarie 

Le luminarie rappresentano un elemento che accomuna le feste patronali di gran parte dei paesi del Sud Italia. Sono costituite da un bel impianto di illuminazione lungo le vie principali del centro urbano e fanno capo alla chiesa dove si celebra la festività del Santo. 

In realtà si tratta di una esposizione coreografica di luci dal grande effetto scenico, capaci di tradursi nell’elemento dominante dell’occasione festiva. 

Gli impianti di luminarie si differenziano da luogo a luogo, in particolare si differenziano quelle della Campania e delle Puglie scendendo verso il meridione.

Le luminarie in occasione di altre feste locali dove ugualmente si ricorre alle luminarie, non sono mai uguali a quelle che si installano in occasione della festa del santo patrono. Si cerca di risparmiare su quelli che sono gli aspetti più dispendiosi di una festa di paese. 

Originariamente l’arco nasce come elemento decorativo della strada o della piazza. Erano molto curate nei dettagli in quanto rimanevano installate durante l’intero arco temporale della festa, difatti non mancavano motivi floreali o classicheggianti.

 L’utilizzo di questi elementi decorativi si basano sulla tradizionale usanza di distinguere le strade e i luoghi della festa da tutti gli altri. Le origini di questa usanza vanno cercate nella tradizione greca e nel mondo classico, nel quale l’uso di tali motivi decorativi venivano adoperati per le strade e le piazze. In pratica venne portato all’esterno ciò che inizialmente veniva fatto solo all’interno dei templi. Lungo le strade non potendo utilizzare i tessuti pregiati utilizzati per gli addobbi interni agli ambienti religiosi,si pensò di imitarli con decorazioni. L’aggiunta delle lampade e delle luci elettriche successivamente , fu un postumo per rendere maggiormente vistosa la decorazione anche di sera, quando si svolgevano gli spettacoli serali.

Oggi gli archi vengono realizzati in legno con le più svariate fantasie e forme. Si montano, correndo in serie lungo una via principale illuminandola a giorno. In alcuni luoghi anziché illuminare le strade più importante della città, si illumina una piazza e in questo caso le luci corrono lungo il perimetro di questa. Gli effetti scenici si realizzano nelle più disparate forme riproducendo antiche facciate, scalinate o rosoni che a volte raggiungono importanti altezze.

La festa di sant’Elia è una ricorrenza patronale e duenue non possono mancare le tipiche luminarie, le quali ogni anno cambiano forma ed effetti scenici meravigliando la popolazione peschiciana. In testa al corso una scenografia di luci con una gigantesca immagine di Sant’Elia fa da sfondo al corso illuminato, mentre alcune vie laterali sono abbellite con fantasie luminose montate alternativamente ai lati delle strade. Al contrario  Il centro storico è arricchito da luci composte a forma di rosoni o di stelle.

Una curiosità legata all’illuminazione della festività di Sant’Elia risiede nella trasformazione durante gli anni, infatti man mano che si è ampliata la processione si sono prolungate anche le luminarie, tanto che oggi si dislocano quasi sino alla fine della via principale.

La processione 

Caratteri generali 

Le processioni hanno un’origine molto antica tanto da essere già praticate dai pagani, dunque credere che siano di origine medioevale o cristiana è assolutamente errato. Il cristianesimo però le fece sue controllandone gli aspetti più pagani ai quali ridiede un nuovo ruolo all’interno del suo contenuto. 

Ciò che caratterizza una processione cristiana non è tanto la massa dei devoti, quanto la presenza contemporanea di elementi paganeggianti e di elementi del sacro cristiano. Forse è più il caso di parlare di religiosità popolare che di sacro, termine spesso utilizzato senza comprenderne il reale significato. Di fatto non sempre nella religiosità popolare si tocca il sacro. Nelle processioni, come anche in tante altre manifestazioni religiose non sempre primeggia questo rapporto ed è bene utilizzare in questi casi altre forme espressive. 

Nella processione di un Santo – come nel caso specifico di Sant’Elia - il rapporto nasce tra il devoto o meglio trai devoti ed il Santo.  

La processione della festa di Sant’Elia

La processione di Sant’Elia si svolge sempre nel tardissimo pomeriggio. Si comincia a sentire lo squillare delle campane dell’antico campanile della Chiesa Madre, e la popolazione si appressa al portone frontale dal quale la statua fa il suo ingresso lungo le strade cittadine. 

Un ultimo elemento importante delle processioni in genere è l’itinerario, il percorso che segue, in questa maniera si stabilisce il motivo della processione in quanto tale. Potremmo indicarne alcuni come quello propiziatorio o di tutela in genere. Nel caso specifico potremmo confermare che a Peschici l’ultimo motivo indicato dà vita all’intero itinerario della processione. Infatti il Santo viene portato lungo le strade del centro affinchè benedica case, vie, i devoti e l’intera comunità. 

Il percorso della processione, non a caso, ha subito delle modifiche nel corso degli anni diventando sempre più lungo man mano che nel paese si è registrata una espansione urbanistica rilevante. Anticamente la processione veniva svolta solo lungo le strette vie del paese vecchio, con più esattezza dentro le antiche mura, e il Santo veniva condotto a braccia privato di tutti gli oggetti sacri , come lo scettro, il libro, il bastone.  In realtà questo rappresentava non solo l’itinerario che la processione seguiva, ma anche un vero e proprio atto penitenziale da parte dei devoti. 

Oggi l’itinerario della processione di Sant’Elia è abbastanza complesso e lungo , tanto è vero che dura circa un paio d’ora.

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