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Il Seme

copertina del libro il seme caduto in terra

Scrivevo nel marzo 1989, all’atto della prima pubblicazione del Diario, che la decisione di farlo conoscere al pubblico era tutta e solo mia. Non ho voluto compromettere o coinvolgere alcuno nella  mia decisione. Le motivazioni che mi spinsero a fare quella scelta furono due:

– la mia personale convinzione: non potevano essere consegnate definitivamente all’oblio pagine che narrano la storia di una santità scritta con passione e ammirato stupore e gratitudine, rivestita dei sentimenti del Magnificat per il dono ricevuto, la vita e il sacerdozio. Molti attendono modelli cui guardare.

– l’intitolazione della seconda Scuola Media di Vieste a don Antonio Spalatro. Tale scelta portava la figura di questo giovane, umile sacerdote all’attenzione non solo del mondo della scuola,
insegnanti ed alunni, ma della cittadinanza intera: un sacerdote modello, un uomo di grande cultura e un fine pedagogo.

 

Da allora la storia è cambiata. La figura di don Antonio Spalatro ha vinto la minaccia dell’ombra ed è venuto alla luce. S. Ecc. Mons. Domenico D’Ambrosio ha riconosciuto nella sua figura e nei suoi scritti le prerogative di un uomo di Dio, che può diventare motivo di crescita per la Chiesa locale, e ha deciso, come pastore e guida del suo gregge, di iniziare nei suoi confronti
la fase diocesana della causa di beatificazione. Il 5 gennaio 2005 ha annunziato la sua volontà in una solenne concelebrazione. “Oggi con grande gioia di tanti di voi e, ve lo confesso, in particolare della mia persona, inizia il cammino che, se questo è nei disegni divini, porterà agli altari un giovane sacerdote della nostra Chiesa, di questa città di Vieste, don Antonio Spalatro, che ha percorso in tempi brevi il cammino di fedeltà e di totale donazione a Cristo che nel giorno della sua ordinazione sacerdotale (15 agosto 1949) egli esprimeva nel suo diario con le seguenti parole: “Ho sentito che debbo essere santo, perché lo vogliono loro, le anime”.

Questo nostro fratello sacerdote che, come si evince dal suo diario, ha coltivato e vissuto nell’ordinarietà e ferialità della sua vita di seminarista e di giovane sacerdote il desiderio e il proposito
di una vita santa, oggi esce dall’ombra e viene posto sul candelabro della nostra Chiesa perché la sua luce, riflesso della santità di Dio, possa contribuire a rischiarare le tante nostre tenebre e a fortificarci in quei segnali di impegno e di credibile testimonianza ”perché il mondo creda”.

(1) Quello che oggi iniziamo è il segno di questa vita nuova e immortale, è il chicco di grano che caduto in terra marcisce e porta frutto, il frutto della santità a gloria dell’unico Santo per
la fecondità della sua Chiesa”.

(2) Il processo sta facendo il suo corso. Si rende necessaria la riproposta del maggiore degli scritti del Servo di Dio, il Diario spirituale, perché le nuove generazioni possano avvicinarlo e conoscerlo in modo diretto, e amarlo. Confido in una nuova effusione di grazia sui sacerdoti e sui fedeli, che ci rimetta in cammino decisamente sulla strada della santità.


Sac. Giorgio Trotta

 

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