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I Dolmen di Monte Sant'Angelo

Dolmen Monte Sant Angelo

Correva l’anno 1994 quando l’Arch. Raffaele Renzulli ipotizzava l’esistenza di diversi siti di dolmen e menhir nel territorio di Monte Sant'Angelo e nei territori circostanti.

Precisamente i nove Dolmen censiti erano cosi distribuiti: 6 siti in valle Spadella, 2 nei pressi di Pulsano ed 1 in territorio di Mattinata ed un Menhir rinvenuto in località "Fazzina", nella piana di Macchia, di fronte a "Grotta Scaloria", tra tombe rupestri ed ipogei.

Nella terminologia scientifica il dolmen differisce dal menhir perché il primo è legato ai riti religiosi che si compivano molto spesso nei pressi di una, mentre il secondo indicava spesso il ciclo del sole.

I Dolmen scoperti dovrebbero far parte di un antico villaggio preistorico del Gargano, in cui viveva una comunità che si dedicava prevalentemente alla caccia e alla pastorizia.

I rituali religiosi che si svolgevano nei pressi dei dolmen e dei menhir attestano che tali particolari momenti di natura religiosa erano associati a momenti importanti del calendario perpetuando la natura ciclica del sole e dell’esistenza umana.

Il fascino ancestrale delle tesi di Renzulli è legato alla notevole rilevanza storica dei ritrovamenti ma soprattutto alla loro magia di fondo rappresentata da rituali, momenti di vita quotidiana e segni significanti di una civiltà lontanissima.

Il perfetto allineamento delle strutture megalitiche, il fascinoso "Grande Dolmen" (l’unico a "camera complessa" e sormontato da un grosso disco di roccia del diametro di 3 metri) rivolto a sud, verso il mare e che risulta baciato dai raggi solari sul disco dall'alba al tramonto, dall'estate all'inverno.

Unico oggetto perennemente illuminato in tutta la zona interessata. Lo stesso risulta contrapposto al suggestivo megalite di forma ovoidale che presenta, sulla sua superficie piatta, scanalature di forme antropomorfe probabilmente atte allo scorrimento dei liquidi organici durante riti sacrificali.

Inoltre nei dolmen della valle Spadella, in zona Galluccio, ci troviamo in presenza dell’antico culto del Dio Sole, da cui deriverebbe la denominazione La Montagna del Sole.

Ma, al di là delle varie interpretazioni legate al mondo magico-rituale dell’antico Gargano, gli insediamenti dei dolmen in territorio di Monte Sant’Angelo, si inquadrano nella grande rete viaria dei tratturi, lunga i quali si sono sviluppati gli scambi commerciali e culturali fra le popolazioni del Gargano e quelle del Subappennino dauno e campano.

Questa scoperta, però, è stata snobbata dal mondo scientifico e soprattutto dalle varie amministrazioni che si sono succedute in questi ultimi anni, fino a quando alcuni studiosi di preistoria hanno incominciato ad interessarsi della scoperta del nostro concittadino Raffaele Renzulli. Finalmente, dopo questo interesse, è stato organizzato il primo Convegno riguardante Gargano Monumentale, Il progetto Dolmen, a cui hanno partecipato diversi professori di varie università.

Grazie a questo convegno, l’Amministrazione Comunale ha comunicato che non farà mancare il suo appoggio per intraprendere lo studio dei vari siti dolmenici presenti nel territorio di Monte Sant'Angelo e nello stesso tempo salvaguardarli, in quanto rappresentano le prime testimonianze dell’uomo preistorico.

Questo importate ritrovamento è motivo di orgoglio da parte della comunità garganica, in quanto essa riconosce nei suoi dolmen i segni tangibili della sua storia millenaria.

Inoltre si è prospettata la volontà, attraverso l’indagine e la ricerca, di decodificare la storia, tale da studiare in maniera scientifica il rapporto fra uomo, ambiente e territorio.

Tutto ciò presuppone un metodo di ricostruzione della Preistoria, al fine di individuare gli aspetti sociali, economici, cultuali e religiosi non solo del territorio, quanto della sua popolazione.

Per questo bisogna partire sempre dallo studio delle civiltà locali, per poi confrontarle con quelle regionali, nazionali e internazionali.

Attraverso questo convegno, si è anche posta l’attenzione sulla massiccia presenza di vari siti archeologici nel territorio del Gargano, da quello di Grotta Spagnoli, a quello di Grotta Paglicci in territorio di Rignano Gargano, nonché i vari siti archeologici sparsi in territorio di Vieste, Peschici, Vico del Gargano, Mattinata, e non ultimi i siti dolmenici scoperti da Renzulli nel territorio di Monte Sant'Angelo.

Siti che purtroppo, sono alla merce dei vandali, privi di custodi e impossibilitati a raggiungerli e a visitarli, in quanto la maggior parte di essi è ubicata in proprietà private. Per questo ci vorrebbe un’azione di sensibilizzazione verso le Amministrazioni Comunali affinché tali siti siano salvaguardati e resi fruibili.

Manca inoltre una mappa dei siti archeologici al fine di salvaguardarli e di studiarli.

Il territorio garganico, che ha grandi potenzialità sul piano culturale ed economico, ancora non è stato valorizzato adeguatamente per quello che vale.

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